Gli articoli di sociologia spicciola sulla Gen Z che legge Cime Tempestose sono anche l' esempio che forse non ci siamo ancora abituati a ricevere attraverso lo stesso flusso mediatico diversi linguaggi?
Nel mio feed posso trovare uno dopo l' altro l' analisi critica e la reaction scanzonata, creando un cortocircuito che non tutti voglio accettare (o fanno finta). Non che prima fosse meglio, ma forse non abbiamo ancora sviluppato gli strumenti per gestire questa popolarizzazione del discorso sui contenuti culturali, sia da una parte (la vecchia elite) che dall' altra (chi si comporta da fan).
Aggiungiamoci anche che nel momento in cui produciamo un contenuto attraverso il proprio profilo social c'è la sensazione che ciò che avviene nei commenti, non sia considerato come uno spazio neutro per discutere ma come un estensione di sé (effettivamente il contenuto sta nel proprio profilo), come casa propria, e anche lì... da una parte porta ad andare sul personale e dall' altra inibisce il confronto.
Ho questa sensazione del "rifiuto del conflitto" da un po' anche io — la mettevo in relazione al fatto che per anni quello che ha funzionato online è stata proprio la polemica, l'aggressività, che quindi si evitasse a tutti i costi lo scontro su argomenti più frivoli come "mi piace perché/ non mi piace perché ".
Ma anche il metterlo come reazione anti-snob... ha il suo senso.
Quale che sia la molla, ho paura che si stiamo perdendo tutti, con questa tendenza a non esprimersi (che sia per 'paura' del contraddittorio, per evitare imbarazzo/vergogna o perché 'non c'è tempo' o per mille altre possibili ragioni).
Interessantissima riflessione, mi permetto solo di fare una precisazione in merito ad un passaggio. In Italia, in tv, si parla da decenni di libri (almeno sui canali rai). Ne sono un esempio i programmi Billy il vizio di leggere (rubrica settimanale del tg1) , quante storie (programma giornaliero condotto per anni da Augias) e per un pugno di libri (format piú dinamico e coinvolgente, rivolto ad un pubblico più giovane)
Effettivamente stiamo vivendo una fase in cui si cerca di rifuggire dal conflitto forse anche come reazione all'aggressività che si riscontra in molti contesti.
In generale forse abbiamo bisogno di spazi protetti, soft, per fare fronte a un mondo con troppe incognite.
Questo però toglie una sana complessità all'esistenza che permette di comprenderci meglio e di analizzare il mondo intorno a noi.
Per quanto riguarda poi lo snobismo intellettuale ultimamente mi pare poi pure basato sul nulla, nel senso che un certo tipo di mondo si guarda solo al proprio ombelico e tutto il resto è schifo. Questo porta a una spaccatura sempre più grande di due mondi che si conoscono si parlano sempre meno e secondo me è anche parte di un mondo intellettuale che non vuole immergersi nella società a livello politico. Anzi rifugge proprio da prese di posizione politiche, come se l'arte potesse davvero non essere politica.
Gli articoli di sociologia spicciola sulla Gen Z che legge Cime Tempestose sono anche l' esempio che forse non ci siamo ancora abituati a ricevere attraverso lo stesso flusso mediatico diversi linguaggi?
Nel mio feed posso trovare uno dopo l' altro l' analisi critica e la reaction scanzonata, creando un cortocircuito che non tutti voglio accettare (o fanno finta). Non che prima fosse meglio, ma forse non abbiamo ancora sviluppato gli strumenti per gestire questa popolarizzazione del discorso sui contenuti culturali, sia da una parte (la vecchia elite) che dall' altra (chi si comporta da fan).
Aggiungiamoci anche che nel momento in cui produciamo un contenuto attraverso il proprio profilo social c'è la sensazione che ciò che avviene nei commenti, non sia considerato come uno spazio neutro per discutere ma come un estensione di sé (effettivamente il contenuto sta nel proprio profilo), come casa propria, e anche lì... da una parte porta ad andare sul personale e dall' altra inibisce il confronto.
Ho questa sensazione del "rifiuto del conflitto" da un po' anche io — la mettevo in relazione al fatto che per anni quello che ha funzionato online è stata proprio la polemica, l'aggressività, che quindi si evitasse a tutti i costi lo scontro su argomenti più frivoli come "mi piace perché/ non mi piace perché ".
Ma anche il metterlo come reazione anti-snob... ha il suo senso.
Quale che sia la molla, ho paura che si stiamo perdendo tutti, con questa tendenza a non esprimersi (che sia per 'paura' del contraddittorio, per evitare imbarazzo/vergogna o perché 'non c'è tempo' o per mille altre possibili ragioni).
Interessantissima riflessione, mi permetto solo di fare una precisazione in merito ad un passaggio. In Italia, in tv, si parla da decenni di libri (almeno sui canali rai). Ne sono un esempio i programmi Billy il vizio di leggere (rubrica settimanale del tg1) , quante storie (programma giornaliero condotto per anni da Augias) e per un pugno di libri (format piú dinamico e coinvolgente, rivolto ad un pubblico più giovane)
Effettivamente stiamo vivendo una fase in cui si cerca di rifuggire dal conflitto forse anche come reazione all'aggressività che si riscontra in molti contesti.
In generale forse abbiamo bisogno di spazi protetti, soft, per fare fronte a un mondo con troppe incognite.
Questo però toglie una sana complessità all'esistenza che permette di comprenderci meglio e di analizzare il mondo intorno a noi.
Per quanto riguarda poi lo snobismo intellettuale ultimamente mi pare poi pure basato sul nulla, nel senso che un certo tipo di mondo si guarda solo al proprio ombelico e tutto il resto è schifo. Questo porta a una spaccatura sempre più grande di due mondi che si conoscono si parlano sempre meno e secondo me è anche parte di un mondo intellettuale che non vuole immergersi nella società a livello politico. Anzi rifugge proprio da prese di posizione politiche, come se l'arte potesse davvero non essere politica.