Ci stiamo trasformando in tifosi anche per i contenuti culturali? – Inside Books #43
Tra anti-intellettualismo e snobismo, che fine ha fatto lo spirito critico?
Ci sono due correnti parallele che scorrono con virulenza nella contemporaneità (mediata dai social e dalla Rete):
l’anti-intellettualismo
lo snobismo (spesso sessista)
Basterebbe osservare l’accoglienza di film come Barbie (criticato per la sua superficialità “di plastica”, secondo una parte della critica) e il paragone inevitabile con il Cime Tempestose di Fennell, di cui ho già detto tutto qui e qui, accusato di essere un film “per ragazzine”. Non voglio ripetermi, perché se n’è parlato fino all’osso, ma voglio solo analizzarlo come fenomeno mediatico con evidenti ricadute sulla percezione della Letteratura oggi.
Il primo inevitabile effetto del lancio della pellicola è stato l’avvicinamento delle nuove generazioni al romanzo originale di Emily Brontë. E qui è intervenuta, immancabile, la polizia dell’alfabetizzazione, tuonando: “la Gen Z si lancia nella lettura di Cime Tempestose ma non ci riesce”.
L’analisi sociologica accuratissima deriva dall’aver notato su social come TikTok (una cornice volutamente esagerata e umoristica) alcuni video in cui molte ragazze, approcciandosi all’opera, lamentassero una certa complessità nell’albero genealogico, nello stile e nella mancanza di linearità della trama.
Vi svelo il segreto di Pulcinella: anch’io, così come scommetto la gran parte delle sedicenni che hanno letto Cime Tempestose per la prima volta, sudavo freddo leggendo Emily Brontë. Perché sì, un classico può essere difficile e non bisogna vergognarsi per questo. Soprattutto oggi in cui siamo così abituati ad affidarci alla tecnologia, riducendo le nostre capacità di attenzione e memorizzazione nell’analisi dei testi. La fatica fa parte del processo. Fingere che non sia così, di essere “nati imparati”, per sentirsi superiori, è disonesto (oltre che un po’ ridicolo).
Non è una sorpresa che una certa parte della classe intellettuale del nostro tempo si avventi sulle ragazzine: sono un bersaglio facile per loro. I loro gusti sono superficiali, le storie che vendono di più sono scemenze, è tutto “troppo rosa”, come per Barbie di Greta Gerwig. Lo spiega bene Giulia Mattioli in questo articolo di Repubblica.
Ma intanto loro stanno leggendo Emily Brontë; cosa stanno facendo invece gli intellettuali italiani? Io credo molto poco. In vista sembra esserci solo il deserto. Non occuparsi delle giovani generazioni significa non essere minimamente responsabili ma, addirittura passare il proprio tempo a denigrarle, è tutta una nuova frontiera. C’è un enorme problema di sessismo nel doppio standard con cui giudichiamo i gusti delle ragazze e quelli dei ragazzi? Sì.
Eppure, non è tutto così semplice.
Perché accanto alla corrente dello snobismo, ne scorre un’altra, forse più sotterranea ma non meno subdola. Quella della soppressione di ogni confronto diretto, quella che zittisce ogni bastian contrario al grido di “basta polemiche”. Non si tratta solo di mancanza assoluta di spirito critico ma di un’avversione a qualsiasi analisi puntuale e intellettuale dei prodotti culturali. All’uscita del film di Fennell, molte critiche – ragionate – sono state bollate come pregiudizievoli (perché la regista è una donna), piene d’odio, svilenti nei confronti del pubblico, ecc. Ma è davvero così? E soprattutto: dire che una pellicola non è riuscita è davvero un insulto al pubblico a cui è piaciuto?
Mi rendo conto che c’è una linea sottile tra questi ragionamenti ma è importante farli. Come ha fatto notare questa creator, ribattere a ogni tentativo di analisi con “it’s not that deep” sta diventando monotono e anche quasi distopico. Siamo tutti stanchi, esauriti, in cerca di storie appassionanti che alleggeriscano il peso di vivere in una società iperperformante, ma per questo siamo disposti ad azzerare la nostra capacità di confronto, critica e analisi? Davvero non riusciamo più a sopportare qualcuno che parli male o semplicemente da una prospettiva complessa una serie TV, un libro, un film che abbiamo amato? Ci stiamo trasformando in tifosi anche per i contenuti culturali?
È impossibile non notare che viviamo in un’epoca di intrattenimento perenne, di evasione superficiale che sta cambiando completamente l’ecosistema culturale per come lo abbiamo sempre conosciuto.
La notizia meno sconvolgente e allo stesso tempo più triste del 2026 finora – per quanto riguarda la galassia editoriale – è che il Washington Post ha spazzato via la redazione che si occupava di libri del suo giornale (insieme a molti altri licenziamenti). E questo, fa notare il giornalista del The Atlantic Adam Kirsch, è soltanto uno dei tanti campanelli di allarme che segnalano la morte del sistema letterario pre-internet, un mondo per certi versi privilegiato e complesso ma che attestava il prestigio e la centralità della Letteratura. Un prestigio che la carta oggi sta perdendo. Molto rapidamente.
Non scrivere più di libri significa far sì che le persone leggano meno. Non è un caso che non si sia mai parlato di libri in TV in Italia, uno dei paesi in cui si legge meno in Europa. Ma non è solo una questione di visibilità. È una questione intellettuale. Siamo sempre più interessati a contenuti viscerali, emotivi, primordiali. Il ragionamento critico di una recensione forse non interessa più tanto, a meno che non scada nell’insulto e nella battuta a effetto (che può essere una parte, ma solo una parte, di un ragionamento).
Tutte queste manie sono facilmente riscontrabili nella ricezione del film di Fennell che, per altro, non ha mai detto che il suo film sia stato girato per un target “di ragazzine”. Che ha ricevuto stroncature gongolanti o pareri entusiastici con poche sfumature in mezzo. È anche la natura del film, lievemente grottesca, che induce a questo tipo di reazioni, per carità. Aggiungiamo pure il marketing, votato al rage-bait più scadente, lanciando il film a San Valentino e scimmiottando, durante la campagna promozionale, una pseudo relazione tra Margot Robbie e Jacob Elordi, i due attori principali.
Eppure all’interno di questo fenomeno c’è qualcosa che induce a pensare che siamo immersi in una “post-literate age, where digital consumption and short-form media are rapidly replacing sustained, deep reading”. Ma questo non è un problema delle ragazzine. È un problema di tutti.
È uscito un nuovo reading vlog, in cui ho finito di leggere David Copperfield, che viaggio! A proposito, si avvicinano i primi appuntamenti dei Mattoni Europei nelle librerie Feltrinelli. Prenota qui il tuo posto a Milano (venerdì 27 febbraio) e Roma (sabato 28 febbraio). Per Firenze (domenica 1° marzo) le prenotazioni sono sold out. Ma la partecipazione è libera. La prenotazione non è obbligatoria, ma consigliata per consentirci di organizzare al meglio gli incontri. Ti aspetto!
Editoria e dintorni
Dal 14 al 18 maggio torna il Salone del libro di Torino con il tema “Il mondo salvato dai ragazzini”, in omaggio a Elsa Morante. A Zadie Smith la lezione inaugurale, il giovedì.
È stata pubblicata la quarta indagine Ipsos Doxa per l’Associazione Italiana Editori (AIE), secondo cui nel nostro paese la pirateria nel mondo del libro sottrae agli editori circa un terzo del mercato. Non metto in dubbio l’illegittimità della pirateria, ma metto in discussione il mancato incasso. Dubito fortemente che gran parte di chi pirata i libri, senza quest’opzione, andrebbe poi a comprarseli. Il motivo? Probabilmente quella gran parte non se li può permettere, visto il costo raggiunto dall’editoria scolastica e generale. Più preoccupante un altro dato dell’indagine: i riassunti generati dall’IA sono sempre più utilizzati, non solo dai giovani e dagli studenti. Una violazione del copyright più subdola e potenzialmente più dannosa rispetto alla pirateria, a mio parere.
Spotify è sempre più interessato ai libri.
Sono stati annunciati i giudici dell’International Booker Prize 2026 (la longlist verrà annunciata tra una settimana).
Cime Tempestose non è il solo adattamento tratto da un romanzo che è ora al cinema, c’è anche Hamnet della regista Chloé Zhao, basato sull’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, edito da Guanda. Voglio leggerlo tantissimo ma vorrei anche vedere il film al cinema. Molto combattuta.
Una bella lista di titoli che appartengono al Gotico spagnolo contemporaneo.
Forse ti sei perso…
Una rivisitazione romanzata di un salotto letterario nella Francia del Seicento, tra Angela Carter e Bridgerton.
Le storie d’amore più tormentate della Letteratura.
Appuntamenti e promozioni
Ancora una manciata di posti per il viaggio Cottagecore in UK con Ecoway Travel: un tour letterario tra i luoghi di Jane Austen (andremo a Bath per il festival a lei dedicato), le Cotswolds e Dorset.
30 giorni di ascolto gratuito su Storytel per leggere di più anche grazie agli audiolibri e i podcast.
Vi lascio così: dentro di te ci sono due tipi di lettore (grazie gianfrancosardinaschi)
Se hai dei suggerimenti su tematiche da affrontare, libri, meme e/o dritte di ogni tipo, scrivimi pure sui miei account social. Se vuoi informazioni sull’abbonamento scrivi a: info@nredizioni.it








Gli articoli di sociologia spicciola sulla Gen Z che legge Cime Tempestose sono anche l' esempio che forse non ci siamo ancora abituati a ricevere attraverso lo stesso flusso mediatico diversi linguaggi?
Nel mio feed posso trovare uno dopo l' altro l' analisi critica e la reaction scanzonata, creando un cortocircuito che non tutti voglio accettare (o fanno finta). Non che prima fosse meglio, ma forse non abbiamo ancora sviluppato gli strumenti per gestire questa popolarizzazione del discorso sui contenuti culturali, sia da una parte (la vecchia elite) che dall' altra (chi si comporta da fan).
Aggiungiamoci anche che nel momento in cui produciamo un contenuto attraverso il proprio profilo social c'è la sensazione che ciò che avviene nei commenti, non sia considerato come uno spazio neutro per discutere ma come un estensione di sé (effettivamente il contenuto sta nel proprio profilo), come casa propria, e anche lì... da una parte porta ad andare sul personale e dall' altra inibisce il confronto.
Ho questa sensazione del "rifiuto del conflitto" da un po' anche io — la mettevo in relazione al fatto che per anni quello che ha funzionato online è stata proprio la polemica, l'aggressività, che quindi si evitasse a tutti i costi lo scontro su argomenti più frivoli come "mi piace perché/ non mi piace perché ".
Ma anche il metterlo come reazione anti-snob... ha il suo senso.
Quale che sia la molla, ho paura che si stiamo perdendo tutti, con questa tendenza a non esprimersi (che sia per 'paura' del contraddittorio, per evitare imbarazzo/vergogna o perché 'non c'è tempo' o per mille altre possibili ragioni).