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Cecilia - Carovana Letteraria's avatar

Complimenti come sempre per l'altissima qualità dei tuoi contenuti :)

Secondo me, il problema principale legato all'utilizzo dell'AI è la mancanza di trasparenza. I lettori si sentono imbrogliati e traditi nello scoprire che un libro (che magari hanno amato e letto più volte) è stato scritto da un'intelligenza artificiale invece che dall'autore/autrice di cui si erano innamorati. Penso che in futuro vedremo nascere legislazioni al riguardo, e che

chiunque utilizzerà l'AI per un prodotto culturale o artistico sarà tenuto a dichiararlo.

Dal canto mio, io resto comunque molto preoccupata. Non mi piace per niente questa direzione che stiamo prendendo. Le macchine dovevano privarci dei compiti monotoni per lasciarci spazio da dedicare all'arte e alle nostre passioni, e invece stiamo facendo fare arte all'AI mentre noi viviamo sempre più oberati di lavoro.

L'arte è ciò che ci rende umani, il talento va coltivato in anni di studio ed esperienza, usare l'AI è una scorciatoia che, secondo me, rischia di appiattire la scrittura e far emergere non chi è più bravo, ma chi sa usare meglio i prompt.

Detto questo, spero che in Vietnam sia andata bene! :)

Luka Petrilli's avatar

Bello spunto. Io credo che tutti questi dilemmi sull'IA sorgano proprio perché (specialmente in editoria!) se ne parla senza cognizione di causa (senza sapere né capire cosa siano DAVVERO le intelligenze artificiali).

Su IA e arte ne ho scritto qui, e se ti va, Ilenia, mi farebbe piacere sapere la tua. Grazie e a presto rileggerci

https://menorumore.substack.com/p/i-sogni-delle-macchine-5

Ani🫧's avatar

Il rapporto tra letteratura e AI mi affascina davvero tanto ed è sempre un piacere poterne leggere in merito!

L’evoluzione cui va incontro qualsiasi tipo di settore grazie all’utilizzo di questi nuovi strumenti è innegabile e di certo funzionale. L’AI viene spesso usata per semplificare e come ausilio laddove noi non riusciamo. Tuttavia, colmare certi vuoti/lacune totalmente con essa può essere svantaggioso in determinati contesti. Se l’editoria decide di utilizzarla è un bene fino a quando vi sarà trasparenza e riconoscimento di tutte le parti. Anch’essa è capace di generare creatività e demonizzarne l’uso in ambito artistico può essere controproducente - oltre che un rifiuto purista ed estremo.

Ma bisogna, secondo me, definire i ruoli. L’AI non può sostituirsi a 360° alla figura dell’autore, altrimenti cambia la catena di scambio e il rapporto non sarà più autore-lettore, bensì AI-lettore. È un male? No, se vi è trasparenza di intenzioni. Sì, se si pretende di rifilare un’opera come frutto del proprio ingegno creativo al 100%.

Al contempo, usare l’AI (sto parlando di un uso a livello professionale, da parte di coloro che hanno nozioni concrete al riguardo) per realizzare la propria arte non significa essere meno artista, bensì essere aperti a un nuovo tipo di Arte e saperla maneggiare. Anche Baudelaire, quando nacque la fotografia nel XIX secolo, la stigmatizzò aspramente, definendola “l’umile ancella delle scienze e delle arti”, temendo che soppiantasse la pittura in maniera irreversibile. (Spoiler per Baudelaire: la fotografia non ruberà il posto di nessuno, guadagnandosi il proprio nel mondo dell’Arte con estrema dignità.)

Ma il punto è che all’epoca, come oggi, è cambiato e sta cambiando il panorama artistico. Non possiamo fingere che non sia così o opporci. Tuttavia possiamo riconoscerlo con coscienza, chiarezza e rispetto di tutti i fruitori dell’Arte. La mancanza di uno di questi requisiti (che in qualche modo “macchia” la cultura raggirando i processi artistici) non è colpa dell’AI, ma meramente umana.

Tony's notes 🗒️'s avatar

È sempre bello leggere il tuo punto di vista sull'editoria.

È interessante come l'IA stravolga il panorama letterario e mostri ai lettori i limiti della tecnologia generativa e soprattutto di un settore di per sé in difficoltà.

Credo che sarebbe opportuno riconoscere il ruolo dell'IA nell'editoria senza demonizzarla, ma allo stesso tempo riconoscere la necessità di stimolare gli autori a ritrovare la propria identità letteraria creativa.

Ottimo lavoro come sempre!

NikolaTech's avatar

Molto interessante. Però mi viene una domanda: se l’AI è uno strumento, e come tale viene utilizzata, che problema ci sarebbe nel usarla per scrivere un libro?

Non fraintendermi. Se una persona ha un’idea straordinaria, una storia potente, ma non ha le capacità per trasformarla in un libro, secondo me l’uso dell’AI può avere senso. L’importante è che venga dichiarato in modo trasparente.

Marcel's avatar

L'AI è uno strumento molto più opaco di come viene pubblicizzato. Il problema della trasparenza non sta solo nel dichiarare che un contenuto sia stato fatto con l' aiuto di una intelligenza artificiale ma come questa ha potuto produrre ciò: infatti tali modelli che creano contenuti si basano su una enorme quantità di dati, che in molti casi si tratta di appropriazione senza consenso (es. banalmente la polemica di qualche mese sulla "ghiblizzazione"). Quasi mai, a livello mainstream, la generazione di contenuti si basa su dataset la cui autorialità è dell'utilizzatore finale o del fornitore del servizio.

La questione non è umanità vs macchine, ma chi sta dietro a queste macchine, le amministra e ci guadagna dalla gestione dei dati. Su questo argomento è interessante il libro di Valentina Tanni "Conversazioni con la macchina. Il dialogo dell’arte con le intelligenze artificiali", edito da Tlon.

NikolaTech's avatar

E qui sono perfettamente d’accordo, l’AI genera contenuti che ha acquisito da testi reali, scritti da autori umani.

Alla luce di questo; la dovremo usare solo nel privato, per creare metodi di studio, riassunti, mappe mentali, e così via…

Quindi, anche un articolo scritto con AI dovrebbe essere bannato…

La questione è a prescindere ampia e complessa.

Marcel's avatar

Il problema è a monte, cambia poco tra utilizzo privato e professionale. Queste aziende che hanno sviluppato le "intellegenze artificiali" che usiamo più comunemente stanno guadagnando in ogni caso, facendosi beffa del diritto d'autore, che non viene messo in discussione per liberare il sapere ma per specularci sopra: per i dati che hanno usato per allenare i loro modelli non hanno corrisposto un qualsiasi compenso agli autori, e ormai i buoi sono scappati dalla stalla anche se succede frequentemente di trovare ora indicato nei libri, o altri opere artistiche, che è espressamente vietato utilizzare il contenuto per allenare le intellegenze artificiali.

Se l' articolo del tuo esempio fosse generato utilizzando una intelligenza artificiale che è stata allenata su un set di dati che sono stati creati in precedenza dall' autore stesso, non ci sarebbe problema; solo che in questo caso l' intelligenza artificiale avrebbe pochissimo su cui allenarsi, per imparare a imitarci, ed è per questo che è difficile che succeda un caso del genere (anche se nel libro che ho citato si parla appunto di queste eccezioni), ma si usano servizi che sfruttano milioni di dati altrui.

NikolaTech's avatar

Sicuramente prendo in considerazione in libro che hai indicato. Come ho accennato prima la situazione è complessa. A prescindere dal lato economico, che rappresenta una mancanza enorme per i diritti d’autore, secondo il tuo ragionamento non si dovrebbero usare per niente i modelli in commercio attualmente?

Ilenia's avatar

Secondo me, il punto è che se elimini la “fatica” e la difficoltà di fare arte, hai tolto il valore dell’arte per gli esseri umani. Il fatto che il risultato sia identico tra una macchina e un essere umano (discutibile) non significa che gli diamo lo stesso valore. È come il potere, i soldi, qualsiasi simbolo umano. Il valore concreto di queste cose è arbitrario, siamo noi che le investiamo di significato. Noi diamo valore a qualcosa perché fatto dagli esseri umani in un certo modo. Se viene fatto in un altro non è detto che il valore sia identico, anzi.

NikolaTech's avatar

Io credo che usare AI per redare un libro non sia così semplice. Probabilmente bisognerebbe spendere una quantità di fatica immensa; ricordiamoci che chi la usa lo fa perché non riesce a scrivere autonomamente (passami il termine, non intendo analfabeti, ma persone che dopo aver scritto 1000-2000 o 3000 parole si perdono, non rispettando cronologicamente i fatti e uscendo dal contesto). Sarebbe meglio pensare a questo processo come “assemblare” il testo, rispettando la storia che si vuole raccontare. Se tu la leggessi, senza sapere che è scritta con l’aiuto dell’AI, e ti piacesse moltissimo, che valore le daresti? Infine, se scoprissi che chi la scritta si è fatto aiutare dalle macchine, il tuo giudizio cambierebbe?

Tiara's avatar

Ma è proprio questo che distingue tra il sapere fare arte e il non saperla fare. Pensa alla pittura: se io vedo un paesaggio straordinario ma incarico l'ai di fare un quadro un disegno, incarico solo una macchina che ruba solo ad altri artisti in base ai modelli già imparati. Lo stesso discorso vale per i libri. Si tratta di un appiattimento che sta sfuggendo di mano, e questo nell'arco di neanche due anni. Possiamo forse discutere se usare l'ai come strumento per ricerche specifiche, o per sottoporre il testo una volta finito per correzione di errori di battitura o altro. Ma se uno scrittore necessita di un'intelligenza artificiale per scrivere un libro, facendo creare all'ai intere parti di testo se non la storia in sé, allora credo che molto semplicemente non debba fare lo scrittore. Tutti abbiamo grandi idee, ma saperle trasformare in opere concrete è ciò che rende una persona un artista. Invece, farlo fare all'ai ti rende un dilettante, ovvero uno che fa qualcosa per diletto, causando però impatto ambientale maggiore

NikolaTech's avatar

Ovviamente, come lo hai descritto, ridotto alla sola idea, è naturale che non debba fare lo scrittore.

D’altro canto, se uno ha un’idea, una storia, con personaggi e ambientazioni, ma non sa tenere in piedi un progetto come scrivere un libro, con l’aiuto dell’AI potrebbe farcela.

In quel caso, il modello d’intelligenza artificiale, costruirebbe delle frasi belle da leggere, che riescono a esprimere l’idea. D’altronde è italiano, lo usiamo tutti…

Aimee's avatar

Ciao Nikola, secondo me dobbiamo accettare i nostri limiti. Se abbiamo bisogno di un IA per scrivere un libro significa che quella non è la nostra strada. Ognuno di noi ha delle caratteristiche naturali e probabilmente dovremmo affinare quelle che fanno parte della nostra identità. Con questo non voglio dire che non dobbiamo sperimentare ma dobbiamo farlo con le nostre forze per capire se siamo tagliati oppure no, altrimenti che senso ha?

NikolaTech's avatar

Ciao Aimee, sono assolutamente d’accordo con te. Diventare scrittore di libri con l’aiuto dell’AI non è proprio l’ideale. Ti faccio però la stessa domanda che ho fatto in un altro commento: se leggessi un libro che ti piacesse tantissimo, da 5 stelle, e poi scoprissi che è stato scritto con l’AI, cambierebbe qualcosa nel tuo giudizio? Se sì, perché? Alla fine, quello che conta è la storia, non il modo in cui è stata scritta.

Aimee's avatar

Ciao Nikola ne sarei molto delusa. L’arte (qualsiasi tipo) è incantevole e sorprendente quando è l’uomo che la crea, lo sforzo che impiega è la vera magia, perché è in grado di sperimentare tecniche e ingegno, colmare di emozioni le opere, belle, brutte, tristi o struggenti che siano, un algoritmo non può neanche descriverle non avendo empatia e non provando nulla. Dunque che senso ha?

NikolaTech's avatar

Stiamo percorrendo un periodo storico che abbiamo già calpestato. Quando uscirono le macchine fotografiche digitali, i fotografi storici non approvavano quel tipo di fotografia, dicendo che non era opera dell’uomo, ma della macchinetta… Quando arrivarono i primi sintetizzatori idem, non era l’uomo a creare, ma sperimentava, generava opere, belle e brutte. Adesso i modelli di intelligenza artificiale, sono esattamente un nuovo strumento che permette di creare qualcosa, se quel qualcosa, quella storia, quel racconto, quell’articolo sarà in grado di generare emozioni allora io credo che abbia senso usarla. Se, invece, non trasmette empatia allora sarà un flop.

Ricorda che anche Toy Story è completamente computerizzato, eppure ci ha emozionato. Anche la lampada dello spot della Pixar è stato un precursore di emozioni digitali. Io credo che fra qualche anno la penseremo diversamente, adesso stiamo respingendo una tecnologia che invaderà qualsiasi cosa perché non la sappiamo usare.