Sapresti riconoscere un libro scritto dall’AI? – Inside Books #45
L’editoria non tiene il passo dell’intelligenza artificiale, con quali conseguenze?
Non si può andare in viaggio per quattordici giorni senza che il mondo ti lasci in pace.
Sono andata in Vietnam, un po’ per lavoro un po’ per piacere, come sempre. Perché quando sei una freelancer dividere le due cose è arduo. Tuttavia, ho provato ugualmente a staccare da alcune attività per me quotidiane come leggere le notizie e le email. Inutile dire che ho fallito miseramente.
Con la possibilità di connettersi sempre, anche dall’estero, grazie a esim e wifi, l’idea di estraniarsi anche solo per due settimane scarse è utopica. Sia perché a livello geopolitico ogni nostra azione – come quella di spostarsi da un paese all’altro – è diventata tutt’altro che scontata e innocua, sia perché abbiamo reso normale la reperibilità perenne. Se avere accesso alla Rete è una comodità a cui è difficile rinunciare (sia per logistica del viaggio sia per far sapere alla propria madre di essere ancora vivi), il fatto di aver reso impossibile staccare del tutto può essere frustrante. Tutto questo per dirvi: ho cercato di fingermi irreperibile, nonostante ricevessi lo stesso informazioni e richieste. Scusatemi, ignorare tutto e tutti ogni tanto va fatto.
A ogni modo, il mondo non ha smesso di girare e in editoria è successo un po’ di tutto. A partire dal polverone sollevatosi dopo la notizia del caso Shy Girl di Mia Ballard, un romanzo horror molto atteso che è stato prima autopubblicato e successivamente acquisito da Hachette per la pubblicazione.
L’editore, però, ha cancellato l’uscita dell’edizione statunitense e ritirato quella UK (già pubblicata), dopo aver scoperto che il testo, a quanto pare, è stato pesantemente modificato dall’autrice grazie a strumenti di Intelligenza Artificiale. La difesa della scrittrice è che la colpa sarebbe di un conoscente ingaggiato per la revisione della versione finale del testo. Chi sia stato poco importa, quello che preoccupa è che la casa editrice si sia accorta della questione soltanto a seguito delle proteste del pubblico che ha notato fallace e stranezze all’interno del testo, proprio come succede con l’AI quando restituisce frasi confusionarie, ripetizioni e metafore “di plastica”.
Sorge spontaneo il quesito: qualcuno avrà riletto il libro prima di pubblicarlo? Tra copertine non accreditate agli illustratori, traduzioni malpagate o raffazzonate, messaggi e campagne di comunicazione sciatte, ci troviamo di fronte a un’editoria sempre più maldestra, in cui la mancanza di personale e di capitale sta portando a un abbassamento evidente della qualità. A scapito dei lettori.
Hachette, infatti, da sempre ha scelto un posizionamento molto duro nei confronti dell’AI, chiedendo ai propri fornitori e autori di dimostrare l’originalità delle loro opere al momento della firma del contratto. Ma con quale credibilità si difende una scelta se nemmeno si hanno le risorse o la competenza per garantire l’originalità al proprio pubblico di lettori (clienti paganti)?
Gli strumenti che dovrebbero individuare l’uso di AI, come Pangram che è effettivamente quello che è stato utilizzato nel caso di Shy Girl, non sono al 100 per cento affidabili, tanto che se inserite l’incipit di parecchi classici (su cui i modelli di intelligenza artificiale sono stati addestrati) risultano anch’essi frutto del lavoro di una macchina.
L’unica cosa chiara, quindi, è che l’introduzione di questi strumenti in editoria sta minando seriamente il rapporto di fiducia tra autori, editori e lettori. E forse dovremmo ripensare interamente al concetto stesso di creatività, non più come il prodotto di una sola persona in un contesto isolato, ma a una rete di influenze inestricabili.
Vi segnalo due articoli per stimolare una riflessione più consapevole e argomentata su questo tema:
Sul New Yorker, il buon Joshua Rothman (segnatevi questo nome, ne sentiremo presto parlare anche in Italia) crea un parallelismo tra l’evoluzione della musica, oggi prodotta da computer più che da musicisti, e il concetto di originalità e autorialità in letteratura nell’èra dell’AI.
The future implied by the story is one of depersonalized, industrial-scale fiction production, where authors become showrunners, supervising A.I. writers’ rooms. One risk, of course, is that readers of such fiction won’t necessarily know who, or what, was involved in producing what they read, undermining the implicit understandings on which they depend.
Come l’editoria tedesca sta usando l’intelligenza artificiale da Il Giornale della Libreria.
Editoria e dintorni
Sono stati annunciati i dodici finalisti al Premio Strega. Occhio a Michele Mari. Se invece preferite la letteratura straniera, i finalisti del premio Lattes Grinzane 2026 sono molto interessanti (e variegati).
Il romanzo di culto Le correzioni di Jonathan Franzen sarà trasposto in una miniserie di Netflix con Meryl Streep.
È uscito il programma del Salone del libro di Torino, ci siamo anche noi! Qui i due eventi a cui parteciperò il 14 e il 16 maggio (per ora, seguiranno aggiornamenti).
A proposito di eventi, ti ricordo gli appuntamenti dei Mattoni Europei nelle librerie Feltrinelli per discutere la seconda tappa del nostro gruppo di lettura: La vagabonda di Colette. Il 27 aprile a Milano, il 28 a Parma e il 29 a Roma, vi aspettiamo alle 19:00. Ci si prenota qui. Avete notato la somiglianza tra Renée e Mrs. Maisel? Noi sì.
Da dieci anni il dominio dei libri tascabili si è sregolato, ora viviamo in un interregno dove i titoli in copertina rigida sono sempre di meno ma non ci sono più paperback così tanto economici. Insomma, la qualità della carta e il suo costo si sono completamente trasformati e forse la letteratura non è più così popolare e accessibile come una volta. Ne ha parlato anche Stephen King qui. Preparatevi per uno spataffione di approfondimento nelle prossime settimane.
A proposito di video essay, dopo quello sulle fan fiction, ne è uscito un altro sulla società post alfabetizzata. Si tratta di video più elaborati in cui c’è anche uno sforzo in più di ricerca, studio ed editing. A questo giro, mi sono fatta aiutare da Giulia De Martini per il montaggio. Questo tipo di contenuti è reso possibile anche dai vostri abbonamenti alla newsletter e al canale YouTube, quindi grazie.
Per gli abbonati, infatti, è uscito anche un altro contenuto extra, il confronto tra Alba de Cespedes e Fausta Cialente, nell’ambito del programma sui Mattoni Europei. Godetevelo anche in formato video e podcast qui.
A proposito di questa tematica, il 9 aprile è uscito il saggio di Johnny L. Bertolio - messo in wishlist - che descrive “come il canone della letteratura italiana sia il risultato di precise scelte culturali, politiche e di genere: un impianto costruito nell’Ottocento – maschile, patriottico e coloniale –, consolidato poi nei manuali e nelle pratiche didattiche. Bertolio recupera nomi rimossi e opere cancellate, decostruendo miti e pseudo-argomenti alla base dell’esclusione”. Il titolo è: L’ha scritto lei, ma…, edito da Tlon.
Le biblioteche sono il nuovo passatempo della Gen Z? Forse sì, secondo NSS, ma la crisi delle biblioteche è un problema reale. Come contrastarlo? Basterà renderlo trendy? Secondo un articolo di Rivista Studio (piuttosto moralistico), l’inversione di tendenza si può intravedere anche nella popolarità di book club esclusivi e nei ritiri di lettura a pagamento che ridanno centralità a una delle caratteristiche chiave delle biblioteche: il silenzio. In un mondo sempre più rumoroso e affollato, cerchiamo luoghi in cui ritrovare calma e raccoglimento.
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Torno a recuperare un po’ di lavoro arretrato (da brava millennial mi sento in colpa se mi assento per giorni) ma vi lascio con un meme di whatsjoanareading (come al solito, io penso, lei parla):
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