A cosa servono i premi letterari? – Inside Books #46
Sono diventati più visibili nella sfera mediatica e le loro scelte diventano tema da dibattito. Ma qualsiasi giuria si chiede quale libro possa essere più chiacchierato sui social. Chi influenza chi?
La primavera, stagione in cui ancora siamo immersi – anche se è impossibile crederlo date le temperature –, porta con sé un numero così impressionante di titoli e novità editoriali da avere l’impressione di essere trascinati via da un verme delle sabbie di Arrakis.
Questo vortice è causato, in parte, dalla concentrazione di fiere editoriali nel periodo primaverile ma anche dall’imminente arrivo dell’estate, ovvero l’unico momento in cui una percentuale sempre più alta di italiani trova la voglia, l’energia e il tempo di acquistare un libro e, addirittura, leggerselo sotto l’ombrellone o in montagna, durante le sue vacanze. Perciò è vitale piazzare sugli scaffali delle librerie un buon numero di romanzi e saggi con cui irretire sia il lettore forte sia quello occasionale.
In mezzo a questo marasma è difficile orientarsi. Ed è un peccato perché si finisce per perdere dei titoli straordinari. Mi permetto di segnalare gli ultimi due video che ho dedicato anche alle novità editoriali più entusiasmanti del momento, per lo più scritti da donne, per lo più narrativa sperimentale.
Come quella di Claire-Louise Bennett con Big Kiss, Bye-Bye o Principio metà fine di Valeria Luiselli o l’originalissimo Il lago della creazione di Rachel Kushner, di cui ho parlato qui.
Non nasconderò che il mio ideale sono quei libri che ci stanno vent’anni a uscire come The Hill di Harriett Clarke di cui si sta parlando con grande curiosità, per altro. O i libri di Donna Tartt, che si fanno aspettare dai dieci ai quindici anni.
Tuttavia, è altrettanto elettrizzante riconoscere quanto il nostro tempo – frammentato, apocalittico e futuristico, nello stesso momento – stia venendo raccontato con tale perspicacia di sentimenti da delle scrittrici così immaginifiche, fantasmagoriche e seducenti. Leggetele tutte.
Questa, poi, è anche la stagione dei premi, di cui parliamo tra poco, ma, onde farvi sommergere dalla FOMO, vi ricordo che non è necessario né averli letti tutti né aver fatto finta di averli letti tutti. Anzi, a titolo di difesa personale, io mi sono rifugiata nel massiccio tomo de La fiera delle vanità, terza tappa dei nostri Mattoni Europei.
A proposito, sono aperte le prenotazioni per gli incontri in libreria a Roma, a Milano e a Trieste. Tutti gli eventi si terranno dalle 19:00, prenota il tuo posto qui. La partecipazione è libera. La prenotazione non è obbligatoria, ma consigliata per consentire alle Librerie Feltrinelli di organizzare al meglio gli incontri del gruppo di lettura.
Sui premi letterari e la loro necessità
A tenere a galla il mercato editoriale (e spesso i conti in banca degli scrittori), inutile mentirsi, sono anche gli incentivi economici e il prestigio sociale garantiti dai premi letterari. In passato, vincere un premio importante, non soltanto dava accesso a un sostegno finanziario non trascurabile, ma permetteva anche una visibilità e un’attenzione mediatica impossibile da ottenere altrimenti.
Ciò assicurava anche un incremento notevole delle vendite. Ma è ancora così?
Se pensiamo alla polemica che ha coinvolto il Premio Strega qualche tempo fa, sappiamo che la portata del fenomeno è da ridimensionare. Per quanto esista un “effetto Strega” innegabile sul destino di un libro in libreria.
Più che un difetto del Premio in sé – che comunque ha tanti problemi di autoreferenzialità, senescenza e meccanismi politici che inquinano il gioco – sembra più una questione di mercato: non si vendono più così tanti libri, in generale.
Inoltre, se pensiamo a un altro elemento cruciale dei premi – la qualità – anche in quel caso nella contemporaneità stiamo assistendo a un cambiamento evidente.
Dato che anche i premi sono diventati più visibili nella sfera mediatica (basti pensare al Booker Prize che è diventato uno spettacolo dal vivo), le loro scelte diventano un tema da dibattere, così come i loro criteri ma soprattutto la loro capacità di attrarre pubblico.
È certamente un argomento sottaciuto ma è ovvio che ogni giuria di qualsiasi premio, specialmente i più noti, nel 2026 si interroghi su quale libro possa essere più chiacchierato sui social, quale possa essere più attrattivo in termini mediatici, quale autore o autrice possa generare più coinvolgimento e fare più “rumore” possibile di modo che qualche eco rimbalzi anche sul premio stesso.
Sembra che alcune premiazioni contemporanee siano dettate ANCHE (certamente, non solo) dal tipo di discussione che ne potrebbe scaturire online nella nicchia di lettori. I premi sono ancora uno strumento di orientamento non irrilevante ma si stanno, a loro volta, facendo influenzare dalle dinamiche esterne. In altre parole, non sono più solo i premi a condizionare il pubblico ma è anche il pubblico a condizionare i premi. Che scelgono anche sulla base dei temi del momento, della possibilità che un libro piaccia di più, che conforti di più o, viceversa, che “sorprenda” di più il pubblico. Almeno, questa è la mia impressione.
Ma non è detto che sia per forza un male. Magari diventa un modo per riavvicinare delle élite intellettuali, spesso distaccate dalla realtà, ai gusti dei lettori. Magari invece diventa un’occasione persa per dare voce e spazio ad autori e autrici che non ne trovano spazio nel mainstream. Chi può dirlo? La palla resta sempre a noi lettori.
A ogni modo, queste le notizie sul fronte premi:
Taiwan Travelogue di Yáng Shuāng-zǐ ha vinto l’International Booker Prize di quest’anno. Si tratta di un romanzo postcoloniale che intreccia “sontuose descrizioni di cibo” (è un “falso” resoconto di viaggio) a una tenera storia d’amore. Arriva per Fazi nel 2027. Pubblico e critica si sono divisi, come è facilmente ravvisabile nei commenti a questo post. Pare, infatti, che sia un romanzo fin troppo “tranquillo” e poco coraggioso. Ma c’è chi ama questo tipo di letteratura. E c’è chi la odia. Se ne discute anche in una puntata interessante del podcast Not my cup of read in cui si scambiano opinioni e pareri su tutti i finalisti. Dal mio punto di vista, il vero scopo di un premio è spingere le persone a leggere e a parlare nel merito della letteratura, quindi questo dibattito è tutto grasso che cola per un’industria sempre più apatica e in crisi perenne d’identità.
Mi pare che si sia parlato molto meno, invece, del vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa, Angel Down di Daniel Kraus. Un romanzo sulla Prima Guerra Mondiale, una sorta di horror paranoico, la cui resa stilistica dipende in gran parte dalla scelta di usare (più o meno e con i dovuti stratagemmi) un’unica frase ininterrotta per circa 300 pagine. Inedito in Italia, arriverà per e/o. Il Pulitzer è da anni che oscilla tra titoli così banali da non interessare a nessuno e altri decisamente al di fuori delle correnti mainstream, ma senza rispettare più quella che era la sua ragion d’essere: celebrare i migliori romanzi statunitensi che colgano l’essenza dell’american life (nel bene ma soprattutto nel male, a giudicare dai vincitori). Da qualche tempo, ormai, siamo da tutt’altra parte. Non è per forza un brutto posto in cui stare ma è diventato un premio forse difficile da seguire.
A proposito di premi, in attesa di scoprire chi vincerà l’ottantesima edizione del Premio Strega (l’8 luglio), che quest’anno ha una sestina accumunata dalla scelta di protagonisti “reali”, Michele Mari con il suo I convitati di pietra si è portato a casa lo Strega giovani ovvero il premio più malinteso d’Italia (il nome non aiuta). Certo che Michele Mari non si può considerare un autore giovane. Infatti non è quello il criterio con cui si viene premiati. Semplicemente il suo romanzo è stato il libro più votato da una giuria di giovani: ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni provenienti da 114 scuole secondarie di secondo grado distribuite in Italia e all’estero. Io sono contenta perché sicuramente è stata riconosciuta la qualità di scrittura di Mari, decisamente al di sopra della mediocrità. Un bello schiaffo a chi si indigna facilmente per i gusti dei “cciovani”.
Editoria e dintorni
Le biblioteche cinesi si servono di sistemi di logistica e robotica avanzate. Qui un esempio di come funziona quella di Shenzhen.
Potrei sentir parlare all’infinito Ian McEwan.
Credo fermamente che non si debba “spiegare” tutto quello che ti piace agli altri, ma ho trovato divertente questa lista di suggerimenti per descrivere cos’è il JaneAustencore al tuo fidanzato.
Se volete stare al passo con la letteratura contemporanea anglofona, stanno già uscendo molti articoli che selezionano le letture migliori dell’anno (pubblicate finora). Sembra un’annata fiacca, questo articolo del New York Times ve ne darà un quadro: da tenere d’occhio Ben Lerner, Tana French e Bell Burden. Il memoir di quest’ultima, sulla fine del suo matrimonio, è stato anche citato da Morgan Riddle, imprenditrice e influencer, ex fidanzata di Taylor Fritz (scusate questo momento di gossip, ma è sempre più importante per l’editoria registrare questi fenomeni per capire quante copie vendute riescono a produrre).
Extra e promo
Se ti interessa il mio lavoro, qui un video in cui ne chiacchiero liberamente.
3 librerie da vedere ad Amsterdam. A proposito, ma voi le visitate le librerie quando siete all’estero?
Ci vediamo l’8 luglio a Bologna per un reading party?
Prenota il tuo viaggio dell’autunno a New York, tra librerie, biblioteche e luoghi di culto letterario. Qui un assaggio di ciò che ti aspetta.
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Per questa settimana è tutto! Come sempre, buone letture!
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