“La letteratura è uno spazio sicuro”. Ma l’immaginazione ormai fa paura – Conversazione con Zadie Smith
L’autrice britannica riflette sul linguaggio, la scrittura e il tempo nella contemporaneità
In occasione del Salone del Libro di Torino e dell’uscita della sua ultima raccolta di saggi, Vivi e morti, edita da SUR, ho avuto il piacere di chiacchierare con Zadie Smith, una delle autrici più importanti della contemporaneità, nonché una delle mie scrittrici preferite.
Difficile scegliere tra i molti motivi per cui leggere e ascoltare la voce di Zadie Smith sembri un così grande privilegio di questi tempi ma ci proverò lo stesso: innanzitutto, le sue opere e le sue opinioni suonano sempre leggere, anche quando si sta inabissando nei sentimenti più ingarbugliati della natura umana.
Questo grazie alla sua speciale ironia e alla capacità di imbastire e creare scene vivaci, battute di spirito e personaggi in grado di prendersi sul serio, ma solo ogni tanto. L’esperienza con i suoi saggi è simile. Si percepisce l’immensa comprensione e compassione per le fallace umane, una solida fiducia nella scrittura e nella lettura come esercizi di empatia complessi, opposti alla tendenza moderna di ridurre ogni opinione a uno slogan politico.
Il suo è un gentile relativismo intellettuale ma non etico. Ci sono sempre tante prospettive da cui osservare le questioni più ampie del nostro tempo, ma senza andare a scapito dei diritti umani. Capita, quindi, che si possa parlare di razzismo, schiavitù, femminismo, guerre e politica, mantenendo uno sguardo aperto e allenandosi a tollerare qualcosa che potrebbe non piacerci ma che dobbiamo imparare ad ascoltare ugualmente.
Non è un approccio assolutistico e ideologico, anzi, si batte per rimettere al centro la faticosa pratica umana di comprendere gli altri, non solo le loro teorie e le loro opinioni. Ma la loro individualità. È infinitamente più facile far coincidere l’identità di una persona con il suo orientamento politico o la sua classe sociale, ma è anche infinitamente ottuso e riduttivo.
Zadie Smith ti porta a ragionare, a sentire, a credere nella parola ma soprattutto a credere nel mondo che quelle parole possono contribuire a cambiare. Forse l’umanesimo è passato un po’ di moda, secondo un’opinione pubblica sempre più intollerante e giustizialista. Se è davvero una nave che affonda, vale a dire che saliremo sull’ultima scialuppa. Con Zadie Smith.
Vi lascio la conversazione tradotta in italiano. Buona lettura!
Ilenia
Nel tuo ultimo libro affermi che ci siamo abituati a condividere la nostra reazione a ciò che leggiamo piuttosto che impegnarci nell’atto rischioso e privato della lettura in sé. Siamo immersi, in effetti, nella cultura della reazione. Premesso questo, vorrei chiederti quali difficoltà ci sono oggi nel pubblicare una raccolta di saggi in un momento in cui ogni opinione viene scrutinata, e in cui sembra che lo scopo del dibattito pubblico non sia più trovare un punto d’incontro ma vincere una gara di moralità. Mi riferisco alla controversia che ha circondato Shibboleth, un saggio contenuto nella tua nuova raccolta che affronta le proteste studentesche per la guerra a Gaza. Sei rimasta sorpresa dalle polemiche relative a quell’essay o te le aspettavi?
Zadie Smith
C’è una bellissima frase in Camera con vista dove Lucy, la protagonista, chiede a un altro personaggio: “Il signor Emerson è un uomo gentile o cattivo?”. E l’altro risponde: “Mi piacerebbe tanto saperlo”. È questo il punto. Sento persone online dire: “Cosa vuole dirci Zadie Smith con questo saggio? Dimmelo così posso saperlo”. Ma la questione è: leggi il saggio e fatti la tua idea su ciò che credi. Non è così difficile. Non ti dirò a cosa credere. Non è lo scopo di quell’essay. Gli unici principi presenti nell’articolo riguardano il pacifismo, l’umanesimo e i diritti umani; non ha nulla a che fare con quale forma dovrebbe assumere Israele o con la differenza tra un crimine di guerra e un genocidio. Non sono un’ingenua, conosco la situazione politica, ma il saggio non riguarda quello, riguarda l’etica e riguarda qualcosa di fondamentale sugli esseri umani.




