David Copperfield di Charles Dickens: mostri ed eroi della società vittoriana – Mattoni Europei 1/6
Un corteo infinito di personaggi ci accompagna nelle contraddizioni e nelle ipocrisie del diciannovesimo secolo
Come è invecchiato il buon David Copperfield?
Fluviale romanzo di formazione, che probabilmente in tanti hanno letto durante la loro adolescenza e di cui hanno conservato un ricordo benevolo, rievocandone l’umorismo fantasioso, il corteo di personaggi che sembra non finire mai e le disavventure di questo ragazzo comune del ceto medio, che viene ingiustamente vessato da una società sprezzante ma che, infine, trionfa, conquistandosi non una gloria eterna ma una felicità domestica, anti-idillica ma giusta ricompensa del duro lavoro svolto dal protagonista, nonché narratore.

Con la lente critica della contemporaneità, però, possiamo cogliere nell’ottavo romanzo di un romanziere leggendario come Charles Dickens (1812-1870), anche aspetti sotterranei, tralasciati rispetto all’interpretazione classica di romanzo borghese, d’intrattenimento moralistico e sentimentale.
Ciò che ci fa sottovalutare il romanzo è forse la natura umoristica del libro. Infatti David Copperfield è un romanzo straordinariamente divertente. E non finemente ironico o sottilmente satirico, no, proprio comico, quasi fumettistico (non è un caso che la prima edizione fosse accompagnata da illustrazioni originali, composte proprio in contemporanea alla scrittura del romanzo). Tra una risata e l’altra, ci dimentichiamo che questa storia è piena di ombre, benché attutite da un narratore rassicurante e da una morale semplice e ortodossa. E invece c’è molto di grottesco e scomodo in questo “innocuo” romanzo per ragazzi.
L’ha spiegato bene il più grande estimatore di Dickens, Edmund Wilson, nel 1939 che ha descritto David Copperfield come il “poema degli amori e delle paure e delle meraviglie dell’infanzia idealizzate nella memoria”, ma anche come la “lotta tra l’umano e l’antiumano” che ha luogo “sul piano della commedia piuttosto che su quello del melodramma”.
Lo stesso autore è abituato a essere categorizzato in una narrativa rassicurante, di consumo, per il largo pubblico. Eppure Dickens è pieno di contraddizioni e ambiguità: non è solo il giornalista di denuncia del lavoro infantile, della burocrazia diabolica, quello che Chesterton chiamava “il portavoce dei poveri” e a cui G.B. Shaw attribuiva il merito di aver scritto opere sovversive paragonabili a Il capitale di Marx (ovvero La piccola Dorrit), ma è anche un narratore conciliante e conservatore, che nei suoi libri non accenna mai a propositi rivoluzionari, anzi, rafforza le strutture egemoniche di una società industriale e capitalista.
Come fanno a convivere interpretazioni così distanti? La risposta: è Charles Dickens, bellezza. Genio strabordante ed eccessivo (quanti personaggi appaiono in David Copperfield? È come cercare di contare le colombe che escono fuori dal cilindro di un mago) ma anche scrittore calcolatore, attento ai bisogni del suo pubblico che tifava per gli happy ending e la pacificazione di ogni discordia e conflitto sociale.
Vladimir Nabokov, giudice severo, ha scritto che Dickens è un “incantatore” ma gli rimproverava la poca coerenza nella struttura delle sue opere e nei collegamenti (a dir poco pindarici) tra i personaggi. Scrittore della “dismisura”, grande marionettista, come ricorda Mario Lavagetto, Dickens ti obbliga a una radicale sospensione di consapevolezza (e di credibilità), indispensabile alla vita del suo universo narrativo. “È un prezzo molto alto da pagare, eppure siamo felici di pagarlo, di consegnarci inermi alle leggi di un simile portentoso creatore di illusioni”.
E se farci guidare da questo autore ci dà un piacere tremendo, che assume anche i tratti di una regressione infantile, consolatoria, a fine lettura ci rendiamo conto che non è solo meravigliosa evasione l’esperienza appena fatta. David Copperfield è una storia ancora vitalissima, piena di caratteri stravaganti (gli esseri umani sono imprevedibili, la letteratura ne coglie i dettagli), ma è anche l’esplorazione dei tratti mostruosi (perlopiù inconsci) di una società machiavellica, ingiusta, che produce spiriti tormentati e menti soggiogate.
Con la sua capacità di parlare per immagini universali, Dickens ci porta dentro una fiaba moderna, di cui dobbiamo cogliere simboli, trappole e specchi. Guai a sottovalutare i suoi personaggi, per alcuni solo macchiette, in realtà, capaci di attraversare i secoli e giungere fino a noi con uno stupefacente balzo.
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Tra bildungsroman e autobiografia, un problema di genere
David Copperfield è universalmente riconosciuto come il romanzo più autobiografico di Dickens e sicuramente sono tanti i punti di contatto con la vita del suo autore, ma la questione è più complessa.



